Facebook Twitter Google+ Pinterest Rizzoli

Gianrico Carofiglio

La copertina

Un viaggio ironico e struggente nella memoria di una generazione

È tutto accaduto, più o meno. È l’incipit di un grande romanzo e peccato sia stato già scritto da Kurt Vonnegut, perché sarebbe l’attacco ideale per questa storia. Anzi, per queste storie. I due protagonisti – e autori – sono fratelli ma non si frequentano molto, forse nemmeno si sopportano molto. Vite diverse, caratteri diversi e forse anche qualche lontano rancore, lasciati covare sotto la cenere per troppo tempo. Adesso però gli tocca stare insieme, almeno per qualche ora: devono dare un’ultima occhiata alla casa di villeggiatura della loro infanzia – la casa nel bosco – prima di consegnare le chiavi al nuovo proprietario. Sembra solo un adempimento banale anche se un po’ triste e invece diventa l’occasione, inattesa e sorprendente, per un viaggio nella memoria, per una riconciliazione, per un inventario buffo e struggente di oggetti, luoghi, odori, storie e soprattutto sapori. In una sequenza di dialoghi fulminanti, comici e commoventi, Gianrico e Francesco Carofiglio (rigorosamente disposti in ordine di anzianità) percorrono il crinale sottile che divide affetto e rivalità, divertimento e malinconia, nostalgia e disincanto. Un memoir a quattro mani che racconta di amicizie perdute, di amori rubati, di vecchi fumetti e di torte di ricotta. Un ricettario, non solo metaforico, dell’infanzia, dell’adolescenza e di un’età adulta ancora capace di riservare sorprese.

La casa nel bosco

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diretto da Francesco Carofiglio

Rassegna stampa

Gianrico Carofiglio, «Il mio percorso nella memoria»

a cura di Alessandro Di Pietro
pubblicato su " La Provincia Pavese - Ed. Nazionale”, 25 novembre 2013

Gianrico Carofiglio, scrittore pioniere del legal thriller all'italiana ed ex magistrato, sarà questa sera alle 21 al Collegio Ghislieri di Pavia (Aula Magna, ingresso libero fino ad esaurimento posti), per presentare il suo nuovo romanzo ''Il bordo vertiginoso delle cose", edito da Rizzoli, dialogando con il magistrato pavese Luigi Riganti. In uno struggente percorso nella memoria, alla ricerca di sè, Carofiglio (Bari, 1961) racconta la storia di Enrico Vallesi, scrittore deluso, che decide di tornare nella città in cui è cresciuto e dalla quale è scappato molti anni prima. Inizia cosl un viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un'adolescenza inquieta, un tempo fragile e violento, segnato dall'amore per Celeste, giovane supplente di filosofia, e dall'attrazione per Salvatore, compagno di classe, già esperto della vita, anche nei suoi aspetti più feroci. Con una scrittura scorrevole e tagliente e un ritmo che non lascia tregua. Carofiglio indaga le crepe dell'esistenza, offrendo un'implacabile riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento.

Partiamo dal titolo: cos'è "Il bordo vertiginoso delle cose"?
« I bordi vertiginosi delle cose sono quelli che si affacciano sugli abissi nascosti fra le pieghe della banalità quotidiana. Questo romanzo, prendendo a prestito un verso del poeta inglese Robert Browning, parla di questi abissi e dell'attrazione e dello sgomento che producono in noi, quando c'è ne accorgiamo». Enrico Vallesi che uomo è?
«Un uomo che ha conosciuto una delle forme più dolorose di fallimento: quella che capita a chi ha conosciuto il successo, la realizzazione del sogno di una vita - nel suo caso: diventare scrittore - e lo ha visto svanire subito dopo». Il libro è stato definito "romanzo di formazione alla vita e alla violenza". Che fine hanno fatto i legal thriller degli esordi con l'avvocato Guido Guerrieri?
«I romanzi di Guerrieri sono sempre sugli scaffali delle librerie e fortunatamente i lettori continuano a comprarli e a leggerli. L'avvocato Guerrieri, difensore dei deboli, gode fortunatamente di buona salute e probabilmente ritornerà il prossimo anno con una nuova storia».

Prossima fermata: Bari
Carofiglio sul treno delle emozioni ritrovate

a cura di Francesco Mannoni
pubblicato su “Unione Sarda”, 24 novembre 2013

Un viaggio nel passato nei miti! Scoramenti e ardimenti dell'adolescenza, finché sotto il sole abbagliante del ricordo il tempo si mette a pulsare con battiti irregolari. È quanto avviene a Enrico Vallesi, il protagonista del nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio, “Sul bordo vertiginoso delle cose” (Rizzoli, 315 pagine, 18,50 euro ma fino al 10 novembre 14) al quale basta leggere sul giornale la notizia di una tentata rapina e della morte di un bandito per saltare su un treno verso Bari. In quella notizia et è qualcosa che fa scattare i ricordi di un passato ancora bruciante. Tratto da una poesia di Robert Browning, il titolo dà subito l’idea del senso di precarietà e delle paure del protagonista.

Carofliglio, in che misura il romanzo è autobiografico?
«Lo è molto in un senso, per niente in un altro. Non è il racconto di fatti realmente accaduti a parte qualche episodio marginale (che non rivelerò mai), ma è un romanzo fortemente autobiografico dal punto di vista emozionale e direi generazionale».

Enrico bambino le somiglia? Era litigioso anche lei e pronto a fare a botte?
«C’é molto di me - ma moltissimo è inventato - in, quell’impasto di viglìaccheria e coraggio, di codardia o audacia. Credo che una delle chiavi per la costruzione di personaggi convincenti, sia trovare il punto di equilibrio tra l'invenzione e l’estrazione dal giacimento della vita reale in modo tale che alla fine non sia possibile capire che cosa. viene da una parte e cosa dall'altra. Pur essendo molto pauroso, c'erano in me due forze conflittuali terribilmente contraddittorie. Da un lato il desiderio di filarmela perché avevo paura di tutto e dall’altra una pessima sopportazione della vergogna nella fuga. Da ciò è derivata una mia inclinazione, per molti anni. ad accettare le provocazioni».

La paura del successo

a cura di Annarita Briganti
pubblicato su “La Repubblica - Milano”, 24 novembre 2013

Torna Gianrico Carofiglio, due anni dopo la finale del Premio Strega, e fa il botto. Lo scrittore pugliese, 52 anni, 4 milioni di copie vendute in ltalia, è il protagonista dell’ultimo giorno di Bookcity. Il bordo vertiginoso delle cose (Rizzoli), dodicesimo titolo di Carofiglio, è già in testa alle classifiche. Tradotto in in 24 paesi, 4 film e serie televisive dai suoi libri, non tralascia l’aspetto impegnato del suo ruolo. Ex magistrato, senatore del Pd nella scorsa legislatura, ha ceduto gratuitamente i diritti per la versione in swahili di Testimone inconsapevole (Sellerio), che sarà usato nei villaggi africani per imparare a leggere. Oggi presenterà con Silvia Vegetti Finzi e Elisabetta Vergani una raccolta di racconti scritta per l’ AIRC (Associazione per la ricerca sul cancro), Fabbrica del Vapore ore 11, e Il bordo vertiginoso delle cose alle 16 al Teatro Elfo Puccini con Giovanna Zucconi.

Carofiglio, due romanzi al prezzo di uno. Come si legge questa sua nuova opera?

«Sono due storie scritte separatamente e poi montate, alternando i capitoli con lo stesso personaggio, adesso e trent’anni fa. Possono essere lette anche in due momenti diversi. È un viaggio nella memoria, alla ricerca di sé. Enrico è uno scrittore in crisi, autore di un unico bestseller. Ha realizzato il sogno di tutti quelli che fanno il mio mestiere, ma non è stato più capace d i ripetersi, tradito dal successo, intrappolato in me destino paradossale, che ha il sapore amaro delle occasioni mancate. Cinquantenne, si mantiene come ghostwrìter e da anni non produce

più una parola sua».

Una notizia di cronaca nera, la morte di Wl rapinatore, lo spinge a tornare a Bari, sua città natale. Quant’è autobiografico?

«Enrico conosceva il rapinatore, il secondo romanzo nel romanzo ricostruisce gli anni violenti della sua gioventù. Vivevo tra il quartiere borghese e quello popolare, se superavi il confine poteva succedere di tutto. Come il mio protagonista non avevo il coraggio di scappare di fronte alle sfide fisiche. Ci vuole sicurezza di sé per sottrarsi alle risse. Ma è anche una storia d’amore. Enrico era innamorato di Celeste, una giovane supplente di filosofia, che incarna la mia passione per la materia e i sentimenti non realizzati, la vita che avremmo potuto vivere».

Uno scrittore riscopre l'adolescenza perduta

a cura di (M.J.D.A)
pubblicato su “Visto - N° 48”, 28 novembre 2013

Enrico è un uomo tradito dal successo del suo primo romanzo, e intrappolato in un destino che ha il sapore amaro delle occasioni mancate. Così torna nella città dove è cresciuto in un viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un'adolescenza inquieta, in bilico fra rabbia e tenerezza.

«Il successo? Un paravento per l'inquietudine»

a cura di Vincenzo Guado
pubblicato su “Eco di Bergamo”, 21 novembre 2013

Ha trovato un suo «medio» molto efficace in cui dovrebbe stare una «Virtus»; una misura equidistante fra intrattenimento,ammiccamenti concessioni a suspense, coinvolgimento del lettore, scorrevolezza, piacevolezza, fascino della storia; e, d’altra parte, scavo psicologico, onesta restituzione della complessità della vita interiore, dell’inquieto, variabilissimo alternarsi di pensieri emozioni, ricordi, associazioni anche apparentemente peregrine. Con parole sue: «Devi dire delle cose, possibilmente la verità, senza punire il lettore». Gianrico Carofiglio sarà a Bergamo sabato alle 17 ,30 alla libreriaibs.it di via XX Settembre per presentare il suo ultimo romanzo, Il bordo vertiginoso delle cose (Rizzoli), subito ai primi posti nelle classifiche di vendita.
Protagonista Enrico Vallesi, un intellettuale fallito, uno scrittore schiacciato dal successo del suo primo romanzo. Da quando si è iscritto all’università, si è trasferito da Bari a Firenze. Un giorno legge una notizia-madeleine, che riporta a galla quello che è più di un frammento di passato. Da qui un viaggio «a ritroso», nella città natale alla ricerca, in quel passato, di un senso, un’identità da riconquistare.

Carofiglio, come definirebbe lei questo romanzo?
« Un tentativo di rivedere il film della tua vita per capire i significati che ti erano sfuggiti. Avviene un po’ a tutti che ci siano esperienze ti cambiano la vita, ma mentre accadono, non ne siamo coscienti. Ce ne accorgiamo dopo».

ll.romanzo alterna capitoli sul’ adolescenza (intitolati sempre «Enrico») e sulla maturità del protagonista. Un modo per significare l’insignificabilità di passato e presente, quasi il loro essere la stessa cosa nel profondo delta psiche?
«Non ci avevo pensato, ma mi sembra un’interpretazione più che plausibile. L’elemento strutturale, stilistico, voluto, è l’alternanza fra il “tu” e l’ “io”. Il tu è la storia di un personaggio scisso da sè, ala ricerca di sè».

Come è finito così, Enrico?
«Ci finiamo tutti, in un modo o nell’altro. A lui è successo perché c’è questo iato fra il vivere e il raccontare 1 aspirare e il diventare, il risultato raggiunto e quello che dobbiamo ancora raggiungere. Ci è finito non riuscendo più a scrivere; e, soprattutto non riuscendo più a vivere».

Il titolo è ricavato da un verso di Robert Browing: «A noi preme soltanto il bordo vertigini delle cose». Cosa vuoi dire? Che cerchiamo, in fondo,delle esperienze che ci affaccino sul punto morto del mondo, su un anello che non tiene? O, citando Roland Barthes, ci mettano di fronte alla volontà di perdersi, di «bruciarsi».
«E’ un’allusione alle crepe della quotidianità, della banalità, attraverso cui vediamo, percepiamo gli abissi, che comunque ci sono. Tutta la differenza sta fra il percepirli e il non percepirli. La vita è un camminare sul filo. La differenza non è fra chi cammina sul filo e chi no,perché ci camminiamo tutti. E’ tra chi se ne accorge e chi non se ne accorge. Andare sul bordo significa questo desiderio
di saltare: nel chissà cosa»

Il rapporto con Il fratello, Angelo: più inquadrato, semplice, ricorda moltissimo il rapporto protagonisti-antagonisti di Svevo.
«Questo accade anche all’interno dello stesso personaggio. Una sorta di dialettica interiore. Il punto di partenza è l’apparente antagonismo. Ma è fatto per destrutturarlo. Il fratello, rincontrato nella maturità, risulta qualcosa di diverso da quello che Enrico immaginava. Si intravedono anche lì le crepe, le inquietudini. L’essere un’entità più complessa
di quella semplificata dalla visione dell’adolescenza>>.

Lei è un uomo di successo. Come mai i suoi protagonisti, come quelli di altri giallisti contemporanei (Morchia, Biondillo), sono tanto problematici, inquieti, irrisolti, intimamente estranei al teatrino del mondo, inclini allo spaesamento,allo scollamento dalla realtà, a chiedersi «Ma io cosa cl faccio qui?», a sentirsi fuori dalle cose?
«Odio la definizione “uomo di successo”. Il successo è quello che uno vede dall’esterno. Il paravento, più o meno in ordine, più o meno luccicante. Improbabile che dietro la facciata si trovi una
persona in equilibrio, felice, soddisfatta. Normalmente quello che c’è dietro è quello che è uguale agli altri: inquietudini, paure, separazione da sé, e tutto il resto. Non c’è contraddizione».

Quanto c’è di autobiografico?
«Non c’è autobiografia dei fatti, a parte frammenti, scampoli, pezzetti. C’è molta autobiografia delle emozioni. E direi anche autobiografia generazionale».

Tornerà l’avvocato Guerrieri?
«Probabilmente l’anno prossimo scriverò un nuovo romanzo con Guerrieri protagonista».

Angolo della lettura con la collaborazione della Libreria Mondadori Aosta

La storia che viene raccontata in questo romanzo è quella di un ragazzo di Bari, un'anima "sofferta", di quelle che non si fermano alle apparenze e che non vivono uniformandosi a tutti gli altri. Gli ingredienti di questo affascinante e avvincente romanzo sono moltissimi, c'è una famiglia dove comunicare è difficilissimo, c'è un'età, quella dei 16 anni, nella quale è tutto enormemente complicato, c'è un amore impossibile da comunicare e un'amicizia sbagliata.

In questo romanzo di formazione ognuno di noi può trovare una parte della sua vita, senza alcuna difficoltà. Enrico Valdesi è un uomo tradito dal successo del suo primo romanzo, intrappolato in un destino paradossale, che ha il sapore amaro delle occasioni mancate. Arriva però il giorno in cui sottrarsi al confronto con la memoria non è più possibile. Enrico decide allora di salire su un treno e tornare nella città dove è cresciuto, e dalla quale è scappato molti anni prima. Comincia in questo modo un avvincente viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un'adolescenza inquieta, in bilico fra rabbia e tenerezza. Con una scrittura lieve e tagliente, con un ritmo che non lascia tregua, Gianrico Carofiglio ci guida fra le storie e nella psicologia dei personaggi, indaga le crepe dell'esistenza, evoca, nella banalità del quotidiano, "quel senso di stracciamento che ci prende quando viaggiamo per terre sconosciute e lontane".

Carofiglio, autobiografia filosofica e d'amore (forse)

a cura di Paolo La Bua
pubblicato su “Eco di Biella”, 16 novembre 2013

Un libro quasi certamente autobiografico, non solo perché ambientato a Bari, città natale dell’ex magistrato Gianrico Carofiglio, da anni uno degli autori italiani più amati e che vende di più nel nostro panorama editoriale, con cifre ragguardevoli pure all’estero. Le somiglianze con la vita reale dell’autore delle storie dell’avvocato Guerrieri, infatti, stanno soprattutto altrove. Perché “ll bordo vertiginoso delle cose” (ruzzoli, nella foto) parla soprattutto della solitudine di uno scrittore e dei suoi conti con il passato adolescenziale (studente in cerca di se stesso) e il presente di adulto (solo e in cerca di qualcuno). E quindi a prescindere dall’attinenza rigorosa, l’io narrante certamente ci trasmettete buona parte
dei tormenti, dei dubbi e delle paure di Carofiglio, autore celebrato dalia critica e adorato dal pubblico. N el testo, infatti, il protagonista cita lavori editoriali fatti controvoglia, consegne da rispettare per editori esigenti, compromessi e piccole miserie con cui tutti (a prescindere dalla professione) dobbiamo fare i conti. Forse per questo il protagonista del volume ha scritto un solo fortunato libro. Quasi che Carofiglio ammiccasse ad una sorta di confessione con ì suoi lettori e con se stesso: il dover pubblicare per necessità, mentre il sogno sarebbe quello famoso del film “ll Cacciatore”: quando Robert De Niro sfida il cervo in una battuta di caccia rigorosamente con un “colpo solo”, per essere ad armi pari con l’animale e in pace con se stesso. Poi certo, nel libro c’è tanto altro: una storia d’amore lunga trent’anni, La filosofia come chiave di
lettura e d’interpretazione del mondo e la violenza. Violenza disciplinata e allenata da Carofiglio, ex promessa di karate, e quelle folle e distruttiva di un compagno di scuola del giovane protagonista dell’opera. Un libro che si legge tutto d’un fiato, espressione banale, ma efficace. E che dà la certezza che qualunque sia la verità delle cose, leggeremo ancora storie di Carofiglio. Per fortuna.

"Il Bordo vertiginoso delle cose" di Gianrico Carofiglio

pubblicato su "Cronaca Qui Torino", 16 novembre 2013

Un caffè al bar, una notizia di cronaca nera sul giornale, un nome che riaffiora dal passato e toglie il respiro. Enrico Vallesi è un uomo tradito dal successo del suo primo romanzo, intrappolato in un destino paradossale, che ha il sapore amaro delle occasioni mancate. Arriva però il giorno in cui sottrarsi al confronto con la memoria non è più possibile. Enrico decide allora di salire su un treno e tornare nella città dove è cresciuto, e dalla quale è scappato molti anni prima.

Comincia in questo modo un avvincente viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un'adolescenza inquieta, in bilico fra rabbia e tenerezza. Un tempo fragile, struggente e violento segnato dall'amore per Celeste, giovane e luminosa supplente di filosofia, e della pericolosa attrazione per Salvatore, compagno di classe già adulto ed esperto della vita, anche nei suoi aspetti più feroci.

“Aspettando Collisioni" debutta con Caro figlio

a cura di Cristina Borgogno, Roberto Fiori
pubblicato su " La Stampa Cuneo”, 14 novembre 2013

Era tra gli autori a cui l'organizzazione «faceva il filo» da un po'. Finalmente, stasera alle 21, Gianrico Carofiglio aprirà la 5ª edizione di «Aspettando Collisioni» nella nuova sede di Cherasco, al Teatro Salomone (ingresso libero). L'occasione è la presentazione dell'ultimo libro dello scrittore-magistrato, «il bordo vertiginoso delle cose», uscito meno di un mese fa per Rizzoli: uno struggente percorso nella memoria ambientato nella Bari di Carofiglio, in cui il protagonista fa ritorno dopo trent'anni. «Un caffè al bar; una notizia di cronaca nera sul giornale, un nome che riaffiora dal passato e toglie il respiro. Enrico Valle si è un uomo tradito dal successo del suo primo romanzo, intrappolato in un destino paradossale, che ha il sapore amaro delle occasioni mancate. Arriva però il giorno in cui sottrarsi al confronto con la memoria non è più possibile. Enrico decide allora di salire su un treno e tornare nella città dove è cresciuto, e dalla quale è scappato molti anni prima».

Un romanzo di formazione alla vita e alla violenza, racconto sulla passione per le idee e per le parole, storia d'amore, riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento. Ma ne «Il bordo vertiginoso delle cose» ci sono anche gli incipit, i più amati dall'autore, da Pavese a London a Poe. Tante le letture con cui si può affrontaTe il romanzo e di cui Carofiglio parlerà nell'incontro di stasera, moderato da Marisa Quaglia.

Il primo di una serie già confermata tutta a Cherasco, con Vittorio Sgarbi lunedì 25 novembre al Monastero, nella sala convegno dell'«Hotel Somaschi», Paolo Mieli lunedì 2 dicembre ancora al Teatro Salomone, dove concluderà gli appuntamenti del 2013 Vittorino Andreoli, mercoledì 11 dicembre (dopodomani, invece, «Aspettando Collisioni» sarà in trasferta ad Asti con Fabio Volo). Tra le novità della rassegna, il Progetto Giovani propone quest'anno «Ti regalo un libro», al fianco di studenti e famiglie. «La crisi economica ha tagliato tanto anche nelle scuole - dicono da Collisioni -: abbiamo chiesto supporto economico ai nostri sponsor e la collaborazione degli editori per acquistare libri che verranno gratuitamente donati alle classi che ne faranno richiesta attraverso un gruppo Facebook o direttamente all'associazione. Non è molto, ma è di sicuro l'idea di cultura pubblica che Collisioni vorrebbe trasmettere». E ci sta riuscendo? «Abbiamo già esaurito le prime 200 copie che insegnanti di Lettere e Storia dell'arte da Alba, Bra, Saluzzo, Govone e Racconigi ci hanno chiesto, soprattutto per avviare lavori di classe. Abbiamo risposto anche a Varese e Asti: vogliamo cercare di accontentare tutti».

Un tuffo in un passato quasi dimenticato

a cura di Rocco Di Biasi
pubblicato su " Il Salvagente - N.45 ”, 14 novembre 2013

Erico Vallesi, partito da Bari e trasferitosi a Firenze, è uno strano scrittore di successo. Ha sfondato con il suo primo romanzo, ma-passati diversi anni – non è riuscito a scrivere i l secondo. Al meno con la sua firma. Vive, infatti, più che bene scrivendo e riscrivendo romanzi altrui, magari di gente famosa la cui firma in copertina fa vendere il libro, ma che non sa come si fa a metterlo insieme.

Il bordo vertiginoso delle cose, nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio (Rizzoli, 315 pagine, 18,50 euro), parte da un bardi Firenze, dove lo scrittore, mentre si fa un caffè e una brioche, incrocia sulla pagina di cronaca nera di un giornale il nome di Salvatore, con cui ha condiviso un pezzo di gioventù, anche se l’amico era un po’ più grande di lui. A quell’epoca la vita dei ragazzi era abbastanza rischiosa: c’erano rossi e neri, botte da orbi, qualcuno prendeva la strada della lotta armata. Salvatore ha vissuto al di qua e al di là del confine. E’ morto. a 50 anni, in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine. Da terrorista a rapinatore: non è stato l’ unico a fare quel passo. Vallesi, allora, sente il bisogno di ripercorrere la sua vita di un tempo. Torna a Bari pur non sapendo bene dove dirigersi.

Pausa pranzo con l'autore Carofiglio è in libreria

a cura di Matteo Antonicelli e Stefano Biava, edito da Lineadaria
pubblicato su " La Stampa - Biella ”, 13 novembre 2013

Gianfelice Facchetti, figlio del capitano dell'Inter e della Nazionale, domani alle 21 al polivalente di Vergnasco a Cerrione, presenterà «Se no che gente saremmo», in cui racconta la storia di suo padre Giacinto, campione nello sport e nella vita. Attraverso ricordi e aneddoti, l'autore tratteggia l'emozionante ritratto di un uomo che sapeva esprimersi più con i gesti che con le parole. La serata, organizzata dall'associazione Piccolo Fiore con Special Olympics Italia e il Comune di Cerrione, sarà moderata da Niccolò Mello. Il ricavato dei libri venduti sarà destinato alla Fondazione Amici dell'Infanzia della Clinica Sacco che si occupa di ricerca sui tumori. «Pausa pranzo con l'autore» venerdì alle 12,30 alla libreria Giovannacci, dove Gianrico Carofiglio presenterà il suo ultimo romanzo «ll bordo vertiginoso delle cose», edito da Rizzoli, in un incontro moderato da Paolo La Bua. Il volume racconta la storia di uno scrittore che, intrappolato dal successo, sceglie di ritornare nei luoghi della sua adolescenza ripercorrendo il suo romanzo di formazione. Sempre da Giovannacci, sabato alle 17 Anna Tamburini Torre presenterà «Due mani due ali», un'intensa riflessione sul senso della vita e della morte. L'associazione Bjellainmente, sabato alle 17, invita alla libreria Mondadori a Biella per la presentazione di «Anfiteatro morenico di Ivrea: guida all'alta via e alla via francigena canavesana»

Carofiglio svela il suo ultimo libro

pubblicato su " La Stampa - Torino”, 13 novembre 2013

Alle 21, presentazione de «Il bordo vertiginoso delle cose» di Gianrico Carofiglio, il magistrato scrittore che ha fidelizzato i lettori con le indagini dell'avvocato Guerrieri. Il nuovo titolo, pubblicato da Rizzo li, è una storia di violenza e di sentimenti. Con l'autore, parla Antonella Parigi, direttore il Cjrcolo.

«Lo scrittore in crisi di Giarnico Carofiglio»

a cura di Andrea Giaccardi Savigliano
pubblicato su " La Stampa - Cuneo ”, 12 novembre 2013

Domani, alle 18, nell'aula magna dell'Università di Savigliano (in via Garibaldi), il magistrato Gianrico Carofiglio presenta il suo nuovo romanzo « Il bordo vertiginoso delle cose» (edito da Rizzoli). L'autore dialogherà con Lodovico Buscatti, presidente del Rotary Club del distretto saviglianese. Dopo romanzi di successo come «Testimone inconsapevole», «Ad occhi chiusi», « Il passato è una terra straniera», « lI silenzio dell'onda» e la raccolta di racconti «Non esiste saggezza», il nuovo libro di Carofiglio racconta la storia di Enrico Vallesi, scrittore in crisi, che decide di tornare a Bari, la città dove è cresciuto e dalla quale è scappato molti anni prima. Comincia in questo modo un avvincente viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un'adolescenza inquieta, in bilico fra rabbia e tenerezza. Un romanzo dove Bari, città natale dell'autore, diventa co-protagonista. L'incontro con l'autore è stato organizzato dall'assessorato alla Cultura di Savigliano, la biblioteca civica «Luigi Baccolo» e il Circolo dei Lettori di Torino. Infine Carofiglio sarà protagonista giovedì sera, ore 21, al Teatro Salomone di Cherasco per «Aspettando Collisioni».

Gianrico Carofiglio, Il bordo vertiginoso delle cose

a cura di Alessandro Di Pietro
pubblicato su "Myself",  10 Novembre 2013

Da giovane si sentiva brutto per via del suo naso, oggi no. E fa bene. Gianrico Carofiglio è un bell’uomo. Un gentile signore del sud. Distinto, caloroso, sexy. Avercene. Sta pure scrivendo un libro di memorie gastronomiche con suo fratello: fiction, ricordi e ricette di famiglia, con le varianti che i due hanno sperimentato negli anni. Lui ha 52 anni, è cintura nera di karate, ex magistrato, ex senatore (Pd), oggi è uno scrittore da 4 milioni di copie, tradotto in 24 lingue. Sua moglie, Francesca Pirrelli, fa il pm alla Procura di Bari («siamo coetanei, conosciuti appena entrati in magistratura») e hanno due figli (18 e 23 anni). Ma io lo incontro nella sua casa di Roma, una tana di due stanze, profumata, silenziosa e tutta bianca. Appena arrivo mi tolgo le scarpe per non sporcare il parquet, poi mi accomodo sul divano. E cominciamo. Però prima, qualche notizia sparsa. Carofiglio nelle pause di scrittura fa il giocoliere (con 3 palline), ha un gatto di nome Frodo, ama i fumetti. Ha inaugurato il legal thriller italiano creando l’ avvocato barese Guido Guerrieri (4 Libri per Sellerio, il quinto arriverà l’anno prossimo): intuitivo, boxer, casinaro, in amore e non solo. ≪Un personaggio convincente per il Tìmes. Che smonta il macho del sud e ne fa un uomo che ci piace moltissimo≫, ha scritto l’ Observer. Un maschio fiero della propria forza, e fragilità. Come Enrico Vallesi, protagonista del nuovo romanzo, Il bordo vertiginoso delle cose: uno scrittore in crisi che, in un viaggio verso sud, ripercorre la sua formazione nella Bari anni 70 tra idee, politica e pugni.

Com’è che i suoi personaggi fanno sempre a botte?

≪Soprattutto Vallesi. Lo scontro fisico è una forma di debolezza, quasi sempre è più giusto e metro girarsi e andarsene, ma io mai stato capace. Mio figlio non ha mai fatto a botte, mio fratello e mio padre neppure. E mi chiedeva: ma tu da chi hai preso?≫.

Quanto c’è di lei nei suoi romanzi?

≪In quest’ultimo, tantissimo. Sono il padre i cui figli si infastidiscono perché a ginnastica, il maestro che insegna tecniche irregolari di combattimento. E sono anche Celeste, la professoressa che è il mio amore per la filosofia≫.

Narcisista?

≪Il narcisismo è l’incapacità di entrare nel punto di vista degli altri e io sono pieno di difetti, che non le dirò, ma questo mi manca≫.

Allora con i difetti provo io: vanità.

≪Ammetto . E la mia parte vanitosa mi infastidisce. Però comporta che mi curi. Non pratico la sciatteria né la tollero. É orrendo che, in una relazione, una persona tenga prima al suo aspetto e col tempo si lasci andare. A questo sono attentissimo. Ordinato no, ma la mia biancheria è sempre nel cestino≫.

Precisino?

≪No, interprete del principio di Pareto: la maggior parte degli effetti è dovuta a un numero ristretto di cause. L’80% dei miei risultati è prodotto dal 20% dei miei e sforzi. Vale sia per la scrittura sia per la ginnastica≫.

E qui si alza dalla sedia, sale su una pedana basculante che sta in salotto e fa un piegamento completo sulle ginocchia mantenendo l’equilibrio. Bravo!

«Questo è un allenamento intelligente: 5 esercizi producono i risultati di 30. Sono un cialtrone, ma su certe cose serissimo. Non arrivo più in ritardo. Ho capito che è un modo di esercitare il potere su un altro, pratica che detesto».

Guardi che essere capaci di cambiare è una qualità piuttosto rara.

«Ed è fondamentale non prendersi sul serio. Qui con lei cerco di essere politicamente corretto, di fare bella figura, poi mi guardo e penso: ma dài, che buffone. Possiamo riderci su?».

Certo. Lei tiene seminari di tecniche investigative: si riesce a dirle bugie?

«Sul lavoro, meno. Ma amici, figli, soprattutto fidanzate, me ne hanno fatte di ogni sotto il naso. É immorale mettere in atto tattiche apprese e usate sul lavoro nelle relazioni personali».

Le manca il mestiere di magistrato?

«Ma no. E poi inizio a far l’avvocato. Difenderò le vittime di stalking e violenza. Mi sto organizzando per ricevere i clienti, farò qualche processo, sempre che qualcuno mi cerchi».

Ma vi, sarà pieno così. Rimpianti?

«Nessuno. Best is yet to come, il meglio deve ancora venire. Sempre».

È una canzone di Frank Si narra. Sì, Carofiglio sa anche di musica.

Per Carofiglio lo spaesamento degli anni di piombo

di Santa di Salvo
pubblicato su "Il Mattino",  8 Novembre 2013

Il dizionario dei sinonimi dice che vertigine è uguale a capogiro. Non è così, a meno che non si voglia ridurre a uso domestico uno sgomento esistenziale capace di afferrarci, strapazzarci e scagliarci fin nel cuore della tenebra. C’è un uomo tradito dal suo stesso successo (che è scrittore di un solo libro) che un giorno va a fare colazione al bar, apre il giornale e legge una notizia di nera che gli toglie il respiro. Perché c’è un nome che riaffiora dal passato e lo riporta alla sua adolescenza inquieta, «in bilico tra rabbia e tenerezza». L’unica è tornare là dove Enrico Vallesi, questo il nome del nostro uomo senza qualità, ha congelato il suo passato. Senza neanche capire il perché, Enrico prende un treno e torna a Bari, città in cui è cresciuto e dalla quale è scappato senza chiudere i conti.

Comincia così Il bordo vertiginoso delle cose, se l’ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio (Rizzoli, pagg. 316, euro 18.50) che si presenta oggi a Napoli con l’autore alle 18 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri. I suoi anni Giovanili sono quegli anni di piombo carichi di passione per le idee e di iniziazione alle teorie della violenza, e la narrazione – che alterna la prima persona a un ≪tu≫ che è quasi un corpo a corpo tra l’autore e il suo personaggio – procede a singhiozzo tra il presente e la memoria, tentando di ricostruire un’autobiografia fondata sulle emozioni. C’è l’amore, quello per Celeste, la bella supplente di filosofia dalla quale Enrico impara a farsi domande e a guardare oltre le apparenze. E c’è l’amicizia. Con Stefania, che gli dà il primo bacio ma gli confessa pure di preferire le donne. E con Salvatore, attrazione fatale di un bravo ragazzo per un compagno più grande, estremista di sinistra che gli insegna a fare a botte e a sparare.

Dei labili confini tra bene e male, delle fragili barriere che separano delle giovani vite ≪normali≫ da quelle destinate a finire nella violenza, Carofiglio aveva già scritto in un precedente thriller di successo, Il passato è una terra straniera. Qui come allora il tema centrale è il rapporto di complicità tra uno studente modello e un amico dal fascino oscuro, che lo lega a sé sgretolando progressivamente la sua immagine del mondo. E se l’Enrico di oggi ha scampato il pericolo (ma per pura indolenza, finendo single di mezza età frustrato e incapace di afferrare la sfuggente natura del suo stesso fallimento), il liceale di allora deve ancora imparare a riconoscersi. Tenta di farlo sperimentando la sua voglia di scrivere, come denuncia la sua ossessione per gli ≪incipit≫, che colleziona e ricopia con la macchina da scrivere quasi fossero suoi materiali suoi materiali professionali. Sono tanti inizi quanti Enrico vorrebbe per lui, incipit di vite e di libri possibili che lui non scriverà mai. Metafore di un romanzo di formazione che finisce ingessato prima ancora di sbocciare compiutamente.

La vertigine cui si riferisce il bel titolo, che è un verso i Robert Browning, è anche nel totale spaesamento del protagonista nei confronti della sua città della quale, tornando, non riconosce i luoghi. In una Bari in bilico fra presente e passato, scenario e metafora di una condizione (anche qui c’è un precedente abbastanza simile, la peregrinazione notturna di tre amici nel romanzo Né qui né altrove) Enrico si aggira acquistando briciole di consapevolezza a mano a mano, recuperando a fatica brandelli di verità tra le crepe della sua esistenza bloccata. Così, incredibilmente, quel senso di sconfitta ineluttabile che si è tirato dietro per anni comincerà a dissiparsi, facendo spazio all’emozione. Cioè ad una piccola, significativa opportunità di riprendere a camminare.

Carofiglio torna con l’avvocato

A cura di Alessandra Benvenuto
pubblicato su "La Prealpina - Lombardia Oggi",  3 Novembre 2013

Ha due piani paralleli, passato e presente, e due storie parallele ma distanti il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio «Il bordo vertiginoso delle cose» (Rizzoli). Protagonista del romanzo. che ha elementi autobiografici, è l'avvocato Enrico Vallesi che torna nella sua Bari dopo un fuga durata circa 30 anni. Attraverso lunghe passeggiate notturne la osserva con occhi differenti e la trova diversa da come la ricordava. Bari è «Una città in bilico tra una dimensione solare e una notturna e allucinata -dice Carofiglio -, sospesa lra i ricordi in bianco e nero e i colori abbacinanti del presente che, a volte, sono capaci di fare paura. È una metafora della trasformazione del protagonista», che è diventato un uomo disperato perché si sente sconfitto.

Alla ricerca di una nuova occasione

A cura di Alessandra Benvenuto
pubblicato su "Il Fatto Quotidiano",  2 Novembre 2013

Questo ultimo romanzo sembra nascondere la calma di una rivoluzione. Sarà l'insolita seconda persona singolare. O l'assenza, quasi spiazzante, del generoso dosaggio di dialogo interiore del Carofiglio del cuore. Eccezionale decifratore di sensazioni e raffinato "entomologo" della coscienza, il Carofiglio che appassiona si riconosce però presto nell'eleganza inconfondibile del racconto. Con maggiore essenzialità di stile continua a inaugurare suggestive ambientazioni baresi, intrecciando percorsi della storia politica della città negli anni Settanta. Scandagliando storie dei suoi pezzi di mondo descrive la sorprendente intelligenza delle donne, la tristezza muta e violenta della vita di certi uomini. E il brivido di allegria che ciascuno d'improvviso può sentire una mattina. Con la scoperta di una nuova possibilità di scelta o di azione. Ché non v'è dubbio che le occasioni ritornino. E siamo noi, sempre e perfettamente, in grado di ritrovarle.

Il bordo vertiginoso delle cose

pubblicato su "L’Unità",  1 Novembre 2013

Tracce autobiografiche anche in questo nuovo romanzo di Carofiglio, che ha appena annunciato di aver lasciato la magistratura. Il protagonista legge una notizia di cronaca nera che lo riporta al passato, quando, negli anni Settanta, era al liceo e cominciava il suo apprendistato al vivere, grazie anche alla strana amicizia con un ragazzo irrequieto e difficile. Sarà l'occasione di tornare nella città d'origine per un consuntivo sul suo presente.

Viaggi nella memoria e il ritorno all’adolescenza

A cura di Anna Petrazzuolo
pubblicato su "Il Denaro",  2 Novembre 2013

Romanzo di formazione, racconto sulla passione per le idee, implacabile riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento: il nuovo libro di Gianrico Carofiglio è questo e molto altro ancora. Ne è protagonista Enrico Vallesi, scrittore intrappolato in un destino paradossale, che ha i1 sapore amaro dcllc occasioni mancare. Arriva però il giorno in cui sottrarsi al confronto con la memoria non è più possibile. Enrico decide allora di salire su un treno e tornare nella città dove è cresciuto e dalla quale è scappato molti anni prima. Comincia così un viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un'adolescenza inquieta, in bilico fra l'amore per Celeste, giovane supplente di filosofia , e la pericolosa ammirazione per Salvatore, compagno di classe già adulto ed esperto della vita.

Il bordo vertiginoso delle cose

pubblicato su "L’Unità",  1 Novembre 2013

Tracce autobiografiche anche in questo nuovo romanzo di Carofiglio, che ha appena annunciato di aver lasciato la magistratura. Il protagonista legge una notizia di cronaca nera che lo riporta al passato, quando, negli anni Settanta, era al liceo e cominciava il suo apprendistato al vivere, grazie anche alla strana amicizia con un ragazzo irrequieto e difficile. Sarà l'occasione di tornare nella città d'origine per un consuntivo sul suo presente.

Ritorno al passato ma senza nostalgie

pubblicato su "Il nuovo quotidiano di Puglia - Ed. Nazionale",  31 Ottobre 2013

La memoria può diventare un potente esercizio di autoanalisi e venire a ricordarci, come un vecchio amico, chi siamo. Uno scrittore torna nella sua città e inevitabilmente incontra il suo passato, gli anni della sua iniziazione alla vita. Ambientato nella Bari di fine Settanta, è in libreria l'ultimo romanzo del magistrato scrittore barese Gianrico Carofiglio  “Il bordo vertiginoso delle cose” (Rizzoli).

Cominciamo dal titolo: “Il bordo vertiginoso delle cose" riprende una poesia di Robert Browning richiamando l'idea di una vertigine. Ma lei che cosa vuoi dire? «Tutta la storia è segnata da momenti in cui i personaggi si trovano sull’orlo di qualcosa, con una sensazione di vertigine e con l'idea che possa accadere qualcosa che cambierà le loro vite. Il senso è quello e anche molto altro. Per capirlo fino in fondo però è necessario leggere il libro».

Ed entriamo nella storia. È un "romanzo di formazione" e in qualche modo si racconta anche un'iniziazione alla violenza. Possiamo dire però che le due cose non sono necessariamente in contraddizione ... «Sì, non sono in contraddizione. Penso che a volte passare attraverso esperienze forti contribuisca a formare il carattere e quindi contribuisca alla crescita. Naturalmente però non mi sentirei di consigliare certe esperienze come strumento pedagogico. Resta un dato di fatto che chi le ha attraversate nel modo giusto ha strumenti in più per capire il mondo che lo circonda. In ogni caso con questo libro non voglio dare degli insegnamenti e credo che i romanzi non servano ad insegnare qualcosa, servono a raccontare delle storie ed è quello che ho cercato di fare».

Con Carofiglio lungo il bordo vertiginoso delle cose

di Fabrizio Versienti
pubblicato su "Corriere del Mezzogiorno - Bari",  31 Ottobre 2013

Il primo (con un «Preludio» e i capitoli scanditi dai numeri, da «Uno» a «Quindici») è la storia di Enrico Vallesi, lo scrittore in crisi che da Firenze torna nella città dov’è cresciuto, Bari, alla ricerca di non si sa bene cosa; la sua è innanzitutto una reazione all’impasse in cui è finita la sua vita. Più che un romanzo, questo è un meta-romanzo sulla (difficile) arte di scrivere romanzi; ed è scritto in seconda persona singelare («Come ogni mattina entri nel solito bar per fare colazione» è il suo incipit), a rafforzare l’idea di un serrato dialogo del personaggio con se stesso, ma anche del gioco di specchi tra l’autore e il suo personaggio. L’altro libro, raccontato in prima persona e sospeso in un flashback che congela il tempo (i frammenti sono tutti intitolati semplicemente «Enrico» e si alternano con quelli numerati del presente), è la storia del Vallesi adolescente nel Flacco degli anni Settanta; ed è insieme un romanzo di formazione, una storia d’amore, una ricerca del tempo perduto molto proustiana.

Carofiglio nella Marca. Geometrie dell’anima tra memoria e giallo

di Alessandro Zago
pubblicato su "La Tribuna di Treviso",  27 Ottobre 2013

Oggi in libreria, a Castelfranco, per presentare il suo ultimo libro. E domani mattina a Treviso, invitato dal liceo Scientifico Da Vinci, per un incontro con gli studenti – all’auditorium del Palladio ore 11 – aperto però anche al pubblico e ai tantissimi fan dei gialli che vedono protagonista l’avvocato Guerrieri. Doppia tappa nella Marca trevigiana per lo scrittore barese Gianrico Carofiglio, ex giudice ed ex senatore del Pd. Oggi alle ore 18 Carofiglio farà tappa alla libreria Massaro di Castelfranco (merito della Massaro, se lo scrittore è nella nostra provincia), per presentare “Il bordo vertiginoso delle cose (Rizzoli), ultima sua opera.

È la storia di Enrico Vallesi: dalle pagine di un giornale, Vallesi un giorno apprende che, durante uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine, un rapinatore, appena uscito di galera, è rimasto ucciso. Il nome di quell’uomo, un tuffo al cuore, lo riporta indietro nel tempo, alla fine degli anni Settanta. Quindi si dipana una vicenda che è un ritorno al passato, un ritorno “a casa”, alla stagione dell’adolescenza. Gianrico Carofiglio in pochi anni, quasi per caso, è diventato un autore di fama internazionale, letto ovunque e amatissimo: grazie alla serie dei quattro gialli dedicati all’avvocato Guerrieri (Sellerio), ma anche per  “Il passato è una terra straniera (premio Bancarella 2005), poi diventato un film; e per “Il silenzio dell’onda” (Rizzoli), che gli è valso l’approdo alla finale del premio Strega. Carofiglio, scrittore di razza, nella scia “civile” di illustri colleghi come Sciascia e Camilleri, si è anche dedicato alla saggistica con “L’arte del dubbio” (Sellerio) e “La manomissione delle parole” (Rizzoli).

Dopo la serata castellana, domani lo scrittore sarà in città, per un incontro con gli studenti del Da Vinci e del Palladio, all’auditorium del Palladio (ingresso da via Tronconi), incontro aperto al pubblico. Sarà l’occasione per parlare ad ampio raggio dell’opera di Carofiglio, in particolare (ma non solo) della serie dell’avvocato Guerrieri, gialli avvincenti che anche i ragazzi hanno mostrato di apprezzare.

Il confine tra giovinezza ed età adulta

pubblicato su "Il Tirreno - Ed. Nazionale",  24 Ottobre 2013

Si snoda su due piani paralleli, passato e presente e due storie parallele divise da una sottile linea - confine tra giovinezza e età adulta, aspettative e frustrazioni- il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio "Il bordo vertiginoso delle cose" (Rizzoli), da un verso di Robert Browning, arrivato ieri nelle librerie.

Il romanzo ha degli elementi autobiografici e questo - è stato sottolineato - chiarisce la presentazione in prima nazionale del volume nel liceo classico di Bari frequentato dall'autore, ma è stato soprattutto per molti anni, e in particolare negli anni Settanta, simbolo della cultura della città.

Protagonista di questo romanzo è nuovamente l’avvocato Enrico Vallesi che ritorna nella sua città dopo un fuga durata circa 30 anni e, attraverso lunghe passeggiate notturne, la vede con occhi differenti e la trova diversa da come la ricordava alla metà degli anni Settanta o meglio - sottolinea l'autore- sono i suoi occhi ad essere diversi.

Carofiglio: Scrivo per capire meglio me stesso e gli altri

di Chiara Bazzani
pubblicato su "Gazzetta di Modena",  24 Ottobre 2013

“Il bordo vertiginoso delle cose” (Rizzoli) è l’ultimo romanzo scritto da Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore, uscito tre giorni fa nelle librerie. L’autore presenterà il suo volume presso il Monzani, questa sera alle 21, nell’ambito di “Forum Eventi”.

Dottor Carofiglio, il titolo, “Il bordo vertiginoso delle cose”, fa pensare a un salto, che infatti si vede nell’immagine di copertina.

 «Il titolo ha una storia singolare perché per la gran parte della scrittura ne avevo in mente un altro. Poi un giorno sono inciampato in una citazione di Robert Browning che recita: “a noi preme soltanto il bordo vertiginoso delle cose”, e mi è parso bellissimo. Quando trovo qualcosa che mi piace penso che devo riuscire a infilarla, o in forma di citazione o in forma di oggetto di conversazione, in quello che scrivo. Questa frase mi piaceva talmente che ho pensato che dovesse diventare il titolo del libro. Allude a un camminare in bilico, metaforico ma anche fisico. Leggendo il romanzo si vede che c’è anche una dimensione fisica dell’equilibrio, che caratterizza le storie dei personaggi ».

Il libro indaga nella memoria. In che modo? 

 «A un certo punto, in una giornata qualunque, il protagonista, Enrico, legge il giornale e trova una notizia che lo turba. Allora quasi inconsapevolmente sale sul treno e torna nella città dalla  quale era andato via più di trent’anni prima. Lui non sa nè perché è tornato, nè sa cosa sta cercando. Lo scoprirà in questi tre giorni in giro per la città e attraverso i suoi ricordi».

Carofiglio, passato da sfogliare

pubblicato su QN - il Resto del Carlino - Modena,  24 Ottobre 2013

Nuovo appuntamento con i grandi autori al Forum Guido Monzani di Modena. Gianrico Carofiglio presenta oggi alle 21 il suo ultimo romanzo “Il bordo vertiginoso delle cose”. Gli eventi del Forum, tutti a ingresso gratuito, sono in programma fino a sabato 7 dicembre La rassegna, organizzata dalla Banca popolare dell’Emilia Romagna con il patrocinio del Comune di Modena, oggi ha come protagonista Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore, che presenterà il suo nuovo romanzo edito da Rizzoli.

Si tratta di una vicenda che porta il protagonista della storia indietro nel tempo, alla propria adolescenza nella città d’origine, alla riscoperta di se stesso e della propria vita passata e presente, un ritorno a casa in cerca di risposte ai propri tormenti, per scoprire quello che tanti anni prima si era lasciato alle spalle, ma anche per capire cosa è diventata nel frattempo la sua vita. L’evento sarà moderato da Ettore Tazzioli, direttore editoriale di Trc.

Carofiglio ha già pubblicato, tra gli altri, il romanzo Il passato è una terra straniera (2004), il graphic novel  Cacciatori nelle tenebre (2007) con il fratello Francesco, la raccolta di racconti Non esiste saggezza (2010) e il saggio La manomissione delle parole (2010). È autore del ciclo di romanzi dell’avvocato Guerrieri. I suoi libri sono tradotti in ventiquattro lingue.

Il prossimo appuntamento con il Forum Eventi è in programma mercoledì 30 ottobre alle 21 quando sarà in scena il vulcanico Alessandro Bergonzoni, che dopo essersi cimentato con il teatro, la letteratura, la pittura, presenta il suo primo libro di poesie intitolato L’Amorte, in un torrenziale gioco di parole, trascinante e lirico. Il programma completo di Forum Eventi è disponibile sul sito: www.forumguidomonzani.it. Il Forum Guido Monzani, il centro di formazione e cultura della Banca Popolare dell’Emilia Romagna che ospita l’evento, è stato inaugurato dodici anni fa con l’obiettivo di offrire alla città una struttura d’eccellenza. Oggi è entrato a far parte a pieno titolo del circuito culturale di Modena.

"Racconto la violenza perché mi terrorizzava"

di Mario Baudino
pubblicato su "La Stampa",  19 Ottobre 2013

"Racconto la violenza perché mi terrorizzava"
Nel nuovo romanzo una ricognizione dell'adolescenza e degli incipit più amati, tra London, Pavese e Allan Poe «Ho riletto tre volte Tre uomini e una barca senza mai smettere di ridere» «"È tutto accaduto più o meno...", l'inizio di Mattatoio n°5, è la perfetta descrizione della letteratura» Mario Baudino
Sul Bordo vertiginoso delle cose
ci sono anche - e magari soprattutto - gli incipit, non solo letterari. Nel nuovo romanzo che sta uscendo per Rizzoli con questo titolo tratto da una poesia di Robert Browning, proprio l'incipit diventa il tema stesso della narrazione. TI protagonista, uno scrittore in crisi, barese come il suo autore che in crisi non pare affatto, ricorda l'adolescenza, e la prima volta che ebbe una macchina da scrivere tutta per sé. La usò per trascrivere le prime parole dei libri più belli, quelli che amava di più: Thomas Ma nn, Dostoevskij, Hemingway, Poe, Pavese, senza nessun criterio particolare. Nel romanzo se ne contano dodici, anche se all'inizio erano molti di più. Tra i «caduti» in sede di discussione con l'editor ci sono curiosamente quelli che Gianrico Carofiglio confessa di amare sopra ogni altri; per esempio, ci dice, il primo, memorabile imparato da ragazzo: l'inizio di Zanna Bianca. «C'era, nella prima stesura. Poi l'abbiamo tolto perché era troppo lungo». Per qualche altro motivo non è arrivato alla stampa anche «E' tutto accaduto più o meno» di Kurt Vonnegut (da Mattatoio n. 5) «che mi sembra la perfetta descrizione della letteratura, del suo occhio sfocato e tuttavia sempre preciso».

Che cosa rappresentano
per lei gli incipit? «Da ragazzo li annotavo, ma non in esclusiva. Trascrivevo le frasi che mi colpivano. Da lettore, invece, ho un rapporto diverso».

Più importante?
«Ne ho un rispetto misto a timore. L'incipit è fondamentale. Se è buono, con ogni probabilità leggerò tutto il libro. Se è troppo buono, mi preoccupa».

Sindrome di Stendhal?
«No, semplicemente perché il romanzo potrebbe non esserne all'altezza».

Un caso.
«Non è proprio un incipit. E' una prefazione. Quella che fece John Fante alla ristampa di Aspetta Primavera Bandini».

Il suo primo romanzo, del 1938.
«Molto tempo dopo scrisse questa prefazione di una bellezza struggente. Uho letta tre volte, e poi non ho letto il libro. Ero sicuro che non poteva essere all'altezza di quel magnifico scritto dove raccontava le stagioni irrimediabilmente passate». Invece Enrico, il protagonista di n bordo estremo delle cose, fa proprio questo. Prescinde dall'irrimediabile. Legge una notizia sul giornale, lascia Firenze e torna a Bari, la città dell'adolescenza, per ritrovarsi di fronte a un «crepaccio del tempo». Dove c'è molta violenza, dura, vera. Nei suoi libri spesso la ricognizione del passato scopre questo grumo brutale. Fa pensare a un'esperienza dell'autore. «Ero un ragazzino terrorizzato, diciamo pure che avevo paura di tutti. E in particolare del vigore e dell'audacia fisica, che non possedevo. Mi sono confrontato con questo. Col desiderio di imparare a reggere lo scontro fisico, e con l'incapacità di sottrarmi ad esso».

Faceva spesso a botte?
«Abbastanza. Era il sintomo vistosissimo di una fragilità, anzi, di una debolezza. E sebbene possa suonare paradossale, a tutto ciò si è sempre legato un vero orrore per la violenza stessa». Tornare indietro nel tempo in qualche modo è tornare all'inizio, all'incipit. L'hanno fatto Fruttero & Lucentini in un libro che aveva proprio questo titolo. Incipit, semplicemente. E ne raccoglieva 757, travestito da gioco di società. «Devo ammettere che mi sono accorto del loro libro solo dopo aver iniziato la stesura del mio. L'idea di partenza era diversa. Volevo raccontare il punto di vista di un ragazzino tm po' scollato dalla realtà, che sfiora il mondo della violenza vera»

Leggi su lastampa.it

Carofiglio, amarcord Flacco

pubblicato su "La Repubblica - Bari",  20 Ottobre 2013

È un ritorno a Bari, come teatro di narrazione, quello dello scrittore Gianrico Carofiglio, da domani nelle librerie per Rizzoli con il nuovo romanzo Il bordo vertiginoso delle cose. E proprio a Bari, domani al liceo Flacco, Carofiglio terrà la prima presentazione. «Più di quanto sia accaduto nei miei altri romanzi, qui -anticipa- ci sono davvero più storie di diverso genere».

A spasso per Bari con Gianrico Carofiglio è di un duplice ritorno a casa che si parla. Quello dello scrittore che, dopo l 'intermezzo romano con Il silenzio dell'onda, torna ad ambientare il nuovo romanzo Il bordo vertiginoso delle cose nella sua città. E c'è il ritorno di Enrico Vallesi, il protagonista della storia immaginata da Carofiglio, che ritrova Bari dopo averla lasciata poco più che ragazzo. «Una città che doveva essergli nota e che invece scopre come sconosciuta» racconta lo scrittore: «Così Bari è percorsa nel presente dalle interminabili passeggiate di Vallesi: se n'è andato oltre trent'anni prima e certo delle cose sono cambiate, ma soprattutto è mutato il suo sguardo.

Ce l'ha insegnato Marcel Proust, d'altra parte: ''Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi"». Ma quale vicenda attende, stavolta, i lettori di Carofiglio?

Carofiglio sul "Bordo delle cose" tra un anno resuscita Guerrieri.

pubblicato su "Il Piccolo di Trieste - Nazionale", 21 Ottobre 2013

No, Gianrico Carofiglio non sembra proprio in crisi. Come lo scrittore che è protagonista del suo nuovo romanzo, "Il bordo vertiginoso delle cose". Anzi, negli ultimi anni ha continuato a sfornare, implacabile, libri di narrativa e di saggistica. E adesso ritorna nelle librerie, pubblicato da Rizzoli (pag. 317, euro 18,50), con una nuova storia che prende in prestito il titolo da un verso del poeta Robert Browning.

Lasciato in panchina, ancora per un pò, il suo avvocato Guerrieri, amatissimo dai lettori, Gianrico Carofiglio riparte da una sorta di alter ego. Con la differenza che Enrico Vallesi, protagonista della storia, è un narratore in crisi profonda. Ha scritto un romanzo solo, "Preferiremmo di no", che ha preso in prestito il titolo da "Bartleby lo scrivano" di Hermann Melville. Poi ha smarrito la strada della letteratura, tanto amata da ragazzo da spingerlo a ricopiare a macchina gli incipit dei grandi del passato. E si è ridotto a fare l'editor che riscrive pasticci editoriali di famosi personaggi televisivi.

un giorno in una notizia di cronaca nera, ritrova il nome di un compagno di scuola. E l'onda dei ricordi, tenuta a freno da una diga alzata troppo in fretta, finisce per travolgerlo. Vallesi deve ritornare a Bari, confrontarsi con il passato. Avere il coraggio di rivedere suo fratello, di tirare fuori dalla memoria i vecchi amori. E quella strana amicizia con Salvatore Scarrone, il compagno pluribocciato che considerava i comunisti del Pci dei revisionisti. Il guerrigliero entrato in un gruppuscolo di terroristi, finito ammazzato mentre tentava una rapina.

Come "Il silenzio dell'onda" finalista Premio Strega del 2012, anche in questo "Bordo vertiginoso" sembra che Carofiglio voglia rispecchiare nei personaggi un pò di sé. «In tutte le storie metto sempre parecchio di me — confida lo scrittore, nato a Bari nel 1961, che ormai è tradotto in 24 lingue —. Certo gli episodi che racconto nel nuovo romanzo sono pura finzione. Però non posso negare che si nutrono del ricordo di persone incontrate, di storie vissute».

Gianrico Carofiglio e la verità privata che ha messo nel nuovo romanzo.

di Aldo Cazzullo
pubblicato su "Sette",  18 Ottobre 2013

Dovrebbe essere proprio questo, il lavoro di uno scrittore: trovare le parole che mancano agli altri. Ti torna in mente una frase letta anni fa: "Non guardate indietro, ci siete già stati".

Allora ti era parso uno spunto arguto. Magari un po' new age, ma arguto. Adesso ti chiedi se poi è vero che ci siamo già stati. Non sei così sicuro, non lo sai bene cosa c'è da quelle parti. La ricerca delle parole. La passione per la filosofia. E il percorso a ritroso nel passato, che non è necessariamente una terra straniera. Ci sono molti temi nel nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio - Il bordo vertiginoso delle cose, che ruzzoli manda in libreria lunedì prossimo. I fatti sono inventati, ma qualche riferimento autobiografico c'è , riconosce l'autore. Suo padre è ingegnere e non medico come nel romanzo, ha un fratello di tre anni più piccolo e non di tre anni più grande.

Il fatto di sangue, evocato all'inizio del racconto e svelato solo alla fine, nella realtà non è mai accaduto. Ma la fascinazione giovanile per la violenza, racconta Carofiglio, non è un'invenzione letteraria. Il bordo vertiginoso delle cose è un verso di Browning che indica proprio il camminare in bilico sul crinale, sullo spartiacque tra bene e male, sull'abisso.

Da ragazzo ero uno sfigato incredibile. Uno sfigato di successo. Carofiglio incanta il pubblico, in particolare quello femminile, perché lo conosce. Quando gli parli hai l'impressione di affidargli un segreto, anche senza bisogno che metta in pratica le sue teorie sull'interrogatorio e sulla confessione, cui ha dedicato diversi volumi scientifici: i suoi primi libri. «Dico davvero, con le ragazze proprio non ci sapevo fare. Forse l'attrazione per la violenza nasce da qui. Credo valga anche per i tanti balordi che ho conosciuto in vita mia: l'inclinazione alla violenza nasce da un senso di inadeguatezza. Da una debolezza. Una persona sicura di sé si tira indietro. Io non lo ero.

Quei ricordi in bilico su un bordo vertiginoso.

pubblicato su "La Gazzetta Del Mezzogiorno - Nazionale",  19 Ottobre 2013

Oggi è una giornata bellissima. Sole, vento fresco, il cielo di un colore che avevi dimenticato. Quando sei in strada pensi che devono essere passati non meno di vent'anni dall'ultima passeggiata in una mattina di primavera come questa, quaggiù. Quando sei su via Sparano ti fermi davanti alla libreria Laterza, dai un'occhiata alle vetrine e resisti alla tentazione di fare un giro all'interno. Lo sai bene, che dopo un poco ti metteresti alla ricerca del tuo romanzo e non vuoi rischiare l'umiliazione di scoprire che magari non ne hanno più nemmeno una copia. Non hai proprio voglia di guastarti il buonumore di questa mattina.

Così lasci perdere la libreria, raggiungi corso Vittorio Emanuele e giri verso il teatro Margherita, così bello e così abbandonato. Pare che vogliano farci un museo di arte moderna. Pare, ma per il momento è una specie di guscio vuoto e fa tristezza. Tu però non hai voglia di tristezza, oggi, così lo superi di buon passo e ti dirigi verso il molo sane Antonio. Da una macchina ferma e con i finestrini abbassati vien fuori un vecchissimo pezzo di Bennato: È stata tua la colpa. Chissà se significa qualcosa, questa colonna sonora, ti chiedi prima di passare ad altro. Sono le dieci e mezza,. l'aria si sta riscaldando. Fra poco dovrai togliere la giacca e arrotolare le maniche .. Sul molo, nella fascia interna, quella dalla quale si vedono, una accanto all'altra, le silhouette della città vecchia ,e della città nuova, immobili, silenziose e surreali, ci sono quattro pescatori. Tre sono in piedi, uno più organizzato degli altri, ha una sedia di stoffa, tipo quelle dei registi. Per quello che ricordi, lì si pescano spigole e soprattutto cefali. Diciamo che il posto è famoso per la pesca al cefalo.

Da bambino, quando avevi otto nove armi ti aveva preso la passione per la pesca. Anzi, meglio: la passione per l'idea della pesca. Sin da bambino sei sempre stato incline a passioni letterarie e in genere astratte. Avevi convinto i tuoi genitori a regalarti l'attrezzatura - canna, mulinello, lenza, ami, piombini, galleggianti, e tuo padre per due volte ti aveva portato appunto al molo Sant'Anton'o a tentare la pesca del cefalo. Non avevi preso niente né la prima né la seconda volta mentre tutt'intorno gli altri pescatori, quelli veri, tiravano su pesci di ogni dimensione. Dopo il secondo tentativo infruttuoso la passione per la pesca era cessata ed eri passato ad altro. Però non sei venuto qui per rievocare le tue poco emozionanti avventure di pesca. Ci sei venuto perché è un posto che ti ricorda una delle tue paure di bambino.

Tutte e due le volte che eri andato in quel posto avevi trovato, oltre ai pescatori v'era un gruppo di ragazzini che facevano il bagno. Si tuffavano dal molo con grandi salti, grida, allegre bestemmie. L'acqua davanti al molo era ed è ancora scura e profonda. Che fosse scura e, diciamocelo, lurida si vedeva; che fosse profonda si intuiva dal tempo che quei ragazzini ci mettevano a tornare in superficie dopo ogni tuffo. Tu non sapevi nuotare, allora. Guardavi quei diavoli oscillare sul margine del molo e poi lasciarsi cadere e sparire fra schizzi e urla nell'acqua torbida e minacciosa e pensavi che non saresti mai stato capace di fare qualcosa del genere. «Qualcuno di questi si prenderà la salmonellosi» disse a un certo punto tuo padre. La frase ti diede una punta di maligna e inconfessabile contentezza, quella dei vigliacchi quando pensano alle possibili conseguenze delle azioni audaci.

Eppure nel profondo, dentro di te sapevi che avresti accettato volentieri il rischio di prendere quella malattia dal nome strano in cambio dell'incoscienza di quei ragazzini. In cambio del coraggio di stare in bilico su quel bordo vertiginoso e poi di sprofondare in quell'acqua nera come un pozzo. Ti passa per la testa che uno dei quattro pescatori di stamattina potrebbe essere uno dei ragazzini di tanti anni fa. No, non è possibile. Uno è troppo giovane e gli altri sembrano decisamente troppo vecchi.

L'anticipazione del nuovo romanzo di Carofiglio

pubblicato su "Il Messaggero - Nazionale",  21 Ottobre 2013

L'anticipazione del nuovo romanzo di Carofiglio
Se qualcuno mi avesse chiesto allora cosa detestavo, credo che avrei risposto più o meno così: la mediocrità (era una parola che avevo imparato da poco e che mi piaceva molto usare), la prepotenza, il conformismo e il fascismo. Una impostazione, potremmo dire, alquanto generica. Anche se, a pensarci adesso, tutto sommato condivisibile. Se qualcuno mi avesse chiesto cosa mi piaceva avrei detto: suonare la chitarra, leggere — qualsiasi cosa: soprattutto giornale e fumetti di ogni tipo —, ascoltare musica, andare al cinema. E poi, se fossi stato in confidenza con l'interlocutore, avrei aggiunto, con ritrosia o comunque con meno baldanza, che mi piaceva scrivere e che avrei voluto fare quello, nella vita. Non avevo un'idea precisa di cosa avrei voluto scrivere — romanzi, racconti, articoli, saggi, sceneggiature, fumetti — ma avevo ben chiaro che mi sarebbe piaciuto guadagnarmi da vivere scrivendo, una frase dopo l'altra.

La famiglia
A casa eravamo in quattro. Mio padre Mario, medico internista e grande sportivo. Era stato campione di tennis e nuoto da ragazzo, e continuava ad allenarsi tutti i giorni con una regolarità che mi irritava moltissimo. Mia madre Elisabetta, professoressa di ragioneria negli istituti tecnici. Dicevano che ai tempi del liceo fosse bellissima e che mio padre avesse dovuto vincere la concorrenza di molti altri ragazzi della cosiddetta Bari ben che gravitava attorno al Circolo del tennis. non avevo mai approfondito il discorso perché mi infastidiva, e mi infastidiva ancora di più cercare di capire le ragioni di quel fastidio. Mio fratello Angelo, due anni più grande di me. Faceva la terza liceo e assomigliava a nostro padre in tutto: era alto e muscoloso, amava lo sport, piaceva alle ragazze, non era interessato alle distinzioni sottili. Abitavamo in un palazzo degli anni Sessanta in centro, avevamo un appartamento spazioso, e per fortuna non dovevo dividere la camera da letto con mio fratello. Nella sua, che era piuttosto ordinata, c'erano manifesti di tennisti e calciatori, racchette, palle di vario genere e dimensione — dal tennis al basket —, libri di scuola, uno stereo, una radio, un piccolo televisore. La mia, decisamente disordinata, era stipata di libri, fumetti, spartiti, un mangianastri, una radio, la chitarra, una pianola. sui piani alti della grande scaffalatura di fronte al mio letto avevo messo i giochi ormai in disuso ma da cui non ero capace di separarmi: una Ferrari telecomandata, il Piccolo chimico, la raccolta dei minerali, il microscopio, il Minicinex, la scatola del Piccolo mago, il Subbuteo, il Lego, il Meccano, due scatoloni ricoperti di carta colorata e pieni di soldatini, animaletti, automobiline, un Big Jim, un paio di pistole. Alle pareti, tre manifesti: Bob Marley, Che Guevara e Tex Willer. Sulla scrivania di legno chiaro c'erano una lampada rossa, quaderni, risme di fogli, un prassinoscopio, la mia macchina fotografica Kodak Instamatic e soprattutto la mia macchina da scrivere: una Lettera 22 color verde militare che dopo lunghe discussioni — «Ma perché non vuoi una bicicletta nuova?» — ero riuscito a farmi regalare per i miei quindici anni.

La Lexicon
Per un sacco di tempo avevo usato in modo abusivo e clandestino la Lexicon 80 di mia madre. Stava nello studio, quel vecchio arnese; vale a dire nella stanza vietata della casa. Dunque quella in cui andavo a giocare di nascosto quando mio padre e mia madre erano usciti. C'erano tanti oggetti interessanti, lì dentro: la penna stilografica nera, con il pennino d'oro; il coltello a serramanico con l'impugnatura d'osso, riposto in fondo a un cassetto chiuso a chiave; la pistola a tamburo dell'ottocento appartenuto — si diceva — a uno dei Mille. Ma soprattutto, appunto, c'era la macchina da scrivere, sulla piccola scrivania di tek. Per molto tempo, prima di avere il coraggio di metterci un foglio e provare a battere sui tasti, mi ero limitato a toccarla. Facevo scorrere le dita sulla custodia, la aprivo, accarezzavo la superficie un pò scabra, premevo con cautela un tasto per vedere la lettera sollevarsi e protendersi, come il collo di una giraffa insospettita da un rumore improvviso. Poi comincia a scrivere, sempre di nascosto, quando a casa non c'era nessuno. Racconti, poesie, una specie di diario, un giornalino (in due copie con la carta carbone) che pubblicai in cinque o sei numeri e che riuscii anche a vendere a dei compagni di scuola. Diventai molto rapido e preciso, anche se usavo solo i due indici come gli appuntati dei carabinieri di certi film bianco e nero.

Il fatto che avessi già familiarità con lo strumento non incise nemmeno un poco sull'emozione che provai quando tirai fuori dalla custodia la mia macchina da scrivere, la poggia sulla mia scrivania, mi ci sedetti davanti e pensai a cosa potevo scrivere, che fosse all'altezza di un momento così importante, che potesse celebrarlo in modo adeguato. Rimasi lì a lungo, senza decidermi, scartando un'idea dopo l'altra, perché mi sembravano tutte modeste e banali. Alla fine decisi che per non correre rischi mi occorreva qualcosa di collaudato e perfetto, che escludesse del tutto la possibilità di sbagliare. Così presi dagli scaffali della libreria una decina di romanzi che mi erano piaciuti di più e cominciai a copiarne gli incipit. Riempii un intero foglio della risma di carta extra strong che mi era stata regalata assieme alla macchina. Copiavo parole altrui — senza scriverci accanto di chi fossero e da quale libro venissero e provavo un senso di autentica onnipotenza.

Il bordo vertiginoso delle cose

pubblicato su "Solo Libri"

“Finisci di leggere tutto il pezzo, con un’accuratezza stranita, scandendo mentalmente le parole, per evitare che qualche significato nascosto ti sfugga. Ma non ci sono significati nascosti, a parte quel nome e quel cognome.”

In una mattina di maggio a Firenze dove vive da quando era studente universitario, Enrico Vallesi mentre sfoglia distrattamente le pagine di un quotidiano seduto al tavolino del solito bar, intento a consumare la consueta colazione, rimane attirato dal titolo di un articolo: “Paura nel centro di Bari”. Una tentata rapina a un furgone portavalori è finita con l’arrivo dei carabinieri e il successivo conflitto a fuoco ha portato all’uccisione di uno dei rapinatori e all’arresto degli altri due. Il nome del rapinatore ucciso, che aveva cinquant’anni e che era pregiudicato per reati di terrorismo commessi negli anni Ottanta e per numerose rapine, riporta Enrico alla sua adolescenza, quando era un allievo del Liceo – Ginnasio Quinto Orazio Flacco. In quel periodo il giovane era un ragazzo timido e introverso, secondo figlio di un medico internista e di una professoressa di ragioneria negli istituti tecnici, che ambiva a diventare uno scrittore di talento.

“Da piccolo hai paura di tutto, diventi grande e smetti di avere paura. Così.”

L’unica cosa capace di appassionare questo “giovane ambizioso e ribelle” era copiare di nascosto, prima sulla Lexicon 80 della madre e poi sulla sua Olivetti Lettera 22 color verde militare, gli incipit dei romanzi più belli che si trovavano negli scaffali della libreria.

“Volevo solo cercare di vivere ciò che spontaneamente veniva da me. Perché fu tanto difficile?.”

Collezionare frasi e “reinventare quelle parole, copiandole, fu per mesi il mio lavoro”. Poi nell’aula della Prima E del liceo erano accaduti due fatti straordinari. Era arrivato il nuovo alunno Salvatore Scarrone di 18 anni, professione ripetente a vita, impegnato politicamente ed era apparsa come per un miracolo la bella supplente di Filosofia Celeste Belforte, che aveva spalancato a Enrico un mondo nuovo quello dei sofisti. La giovane professoressa aveva insegnato a quel ragazzino che voleva fare lo scrittore che non solo “le storie sono un pezzo di mondo” ma anche che “le cose non sono ovvie come sembrano” e soprattutto che fare filosofia “cioè pensare significa imparare a fare e a farsi domande. Significa non avere paura delle idee nuove”. Nei discorsi di Celeste

“c’erano una grazia vertiginosa e una capacità di evocazione delle intelligenze, dalle quali era impossibile non restare incantati”.

Ma per il giovane Enrico preda di una “irredimibile inadeguatezza” fondamentale sarebbe stato l’incontro con Salvatore che gli avrebbe fatto capire che non solo la scuola era una palestra di vita “… e così incominciò il mio allenamento e un pezzo della mia vita che non avrei più dimenticato”.

Trent’anni dopo

“… esci dal bar e ti sembra di non riconoscere i dintorni. Eppure quei dintorni sono casa tua da molti anni. Pensi che quella mattina non riuscirai a lavorare.”

Leggere quel nome sul quotidiano fa comprendere a Enrico Vallesi, scrittore in crisi, che è arrivato il momento di intraprendere quel viaggio rinviato troppo a lungo alla ricerca di un amore perduto e di un’amicizia infranta, perché tradita.

“… mentre l’Adriatico scorre alla tua sinistra, alle 20,18, puntuale, il treno entra nella stazione di Bari.”

Un viaggio a ritroso nel tempo che ha il sapore del rimpianto e che scuote la coscienza, questo è il tema dominante di un romanzo di uno degli autori italiani più stimati da critica e pubblico, il cui significato più profondo è da ricercarsi nel suo titolo che evoca un verso di una poesia di Robert Browning “a noi preme soltanto il bordo vertiginoso delle cose”.

Gianrico Carofiglio è sempre bravo nel raccontare quel lato oscuro, violento che è proprio del genere umano, perché ciascuno di noi è un equilibrista che cammina sul bordo vertiginoso delle cose.

“… e adesso è tardi per tutta questa vita che ti è passata accanto e che non sei stato capace di vivere perché volevi soltanto raccontarla, e non sei stato capace di fare neanche quello.”

"Che tempo che fa" del 26/10/2013

Le discipline di combattimento sono fonte di metafora potente: se ti tirano cedi, se ti spingono spingi. Guarda il video di Gianrico Carofiglio intervistato da Fabio Fazio a questo link:
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